voci

novembre 12, 2007 at 6:51 pm 1 commento

difficile, se non proprio impossibile scrivere quando intorno tutto ha la forma e la velocità del vortice.
un vortice di voci. voci da fuori che urlano e pretendono ascolto. Voci da dentro che premono e pretendono di uscire.
è  in momenti come questi che invoco e cerco ossessivamente il silenzio. leggo, non canto, smetto di parlare. mi metto in ascolto del silenzio e faccio in modo che penetri in profondità, che riempia gli angoli andando a pulire, a togliere le troppe parole e le parole di troppo, a fare ordine e creare nuovi spazi per muoversi e pensare più liberamente, con più leggerezza.
è una pausa, ovvio. una pausa che però non si sa mai quanto dura. l’importante è non avere fretta e prendersi tutto il tempo che serve senza farsi domande, senza impuntarsi a voler capire. il senso è nel silenzio, tutto qui.

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10 giorni dopo… datemi tempo!

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  • 1. iannian  |  novembre 13, 2007 alle 7:58 pm

    si è vero il senso in questi momenti è nel silenzio. cercare il proprio centro per poi capire. ma capire cosa? capire quanto sia importante non arrendersi mai, capire che se cedi le armi è davvero finita. io non voglio che sia finita e soprattutto non voglio essere finita, voglio che tutta l’energia che implode dentro il mio essere possa riuscire ad esplodere in un unico grido fatto di tante voci, le mie voci. quella del cuore dove in ogni angolo ho un posto per le persone che amo, un angolo anche per il dolore che mi ha spesso accompagnato in questo lungo e difficile cammino in salita; quella del fegato dove ho racchiuso la rabbia, quella dello stomaco dove immense e terribili paure vivono rintanate e qualche volta spingono per uscire toturandomi, quella della pancia dove le viscere si attorcigliano spingendo e facendosi spazio in un minuscolo spazio per starci tutte, quella della testa dove mille canali che sono i miei pensieri si aggrovigliano e prendono altre mille strade incasinandomi la mente….queste sono parte delle mie voci che vogliono uscire e aspettano impazienti il grande giorno.
    Intanto metto un mattoncino sopra l’altro spalmandolo ben bene di calce nella speranza che possa rimanere unito a quello a fianco, quello sotto e quello sopra. a volte il freddo li deteriora o un urto li spacca in mille pezzi che a volte raccolgo a volte lascio andare. ma non mi fermo e continuo con un altro mattone.
    e poi quando la mia costruzione sarà abbastanza alta ci salirò sopra in un giorno di sole con una leggera brezza e da li’ lascerò uscire il mio grido.
    antonella

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