Posts filed under 'oggetti'

al diavolo gli oggetti!!!

sono stata zitta, in religioso silenzio per un po’ di giorni, cercando di capire. e stamattina mi sono svegliata storta, stortissima. mi sono maledetta per questo mio trastullarmi fra un oggetto e l’altro. voglio dire, c’è un mondo che va a puttane, un’Italia che sempre di più assomiglia a una discarica e io sto qui a divagare scrivendo del senso degli oggetti. certo, una buona alternativa al pensiero critico, all’incazzatura in continuum… ma non è che poi si può far finta di niente troppo a lungo.  specie se poi, ogni giorno, ti capitano cose che brutalmente, maleducatemente ti sbattono in faccia lo schifo di realtà con cui  ci tocca fare i conti obbligatoriamente ogni giorno! esco di casa e inizia lo slalom far una cacca di cane e l’altra. cacca vera e cacca metaforica. respiro smog a tutto spiano e cammino scavalcando cofani e paraurti, ogni tanto l’esasperazione mi spinge ad alzare tergicristalli per evitare di cedere alla tentazione violenta e istintiva di spaccare parabrezza a martellate. nemmeno sottoterra si sta più tranquilli. salgo in metro, tenendo mia figlia per mano, e c’e’ il solito pirla che ci spinge perché deve correre (al lavoro. vi rendete conto? deve correre al lavoro!!!) e mia figlia finisce contro il palo di ferro che si usa per tenersi e va a scuola con un bel bozzolo rosa-viola in mezzo alla fronte. ed è solo l’inizio. poi c’è il magico mondo del lavoro. altro slalom, fra un pizzico di mobbing e tre chili di demansionamento, fino all’umiliazione. ma bisogna resistere. c’è poco da fare. lo stipendio alla fine del mese è necessario. e per resistere cerchi di ridurre il male e fai la mobbata part time invece che a tempo pieno. e nel resto del tempo provi a cercare nuove motivazioni, altri stimoli. e cosa succede? vai a presentare i tuoi lavori, a far vedere cosa sai fare e ti dicono che sei troppo qualificata che lavori troppo bene e non fai al caso loro. oppure macini chilometri a piedi, in metro, sul treno per ritrovarti a una riunione di lavoro durante la quale il capo che l’ha indetta si addormenta (abbiocco post-prandiale)… e lo stupore cresce, lievita proporzionalmente all’esasperazione. la voglia di mandare tutto a cagare mi pervade ogni parte anche la più infinitesima del corpo e della mente. ce la farò prima o poi a portarmi via da tutto questo???

4 comments Marzo 13, 2007

oggetto 8/?: l’angolo

la domanda di fondo è: ma l’angolo è un oggetto o un concetto? sicuramente la seconda che ho scritto. però se guardo un tavolo o un mobile, vedo diversi angoli e allora la domanda torna imperterrita. la prima parola che mi viene in mente quando penso o dico ‘angolo’ è smussare. eh sì, sono convinta che ovunque ci sia un angolo ci sia bisogno di smussarlo, di levigarlo, di renderlo meno angolo, di ammorbidirlo… eppure la mia figura geometrica preferita è il triangolo… la più angolosa e a punta che ci sia. nonostante questo, nel mio contorto ragionare, trovo che gli angoli siano pungenti, come dire fastidiosi, impertinenti, a volte perfino provocatori. negli angoli si impigliano fili e vestiti a costante rischio strappo, sugli angoli si picchia la testa o ci si taglia. ma se mi fermo un attimo a immaginare e provo a vedere come sarebbe un mondo senza angoli, mi assale un senso di vertigine abissale… e allora viva gli angoli e gli spigoli!

2 comments Marzo 1, 2007

oggetto 7/?: l’elastico

elastico.jpgoggi, curiosamente e del tutto casualmente, ho scoperto, leggendo un buffo libricino di De Mauro sull’uso delle parole, che la parola elastico fa la sua prima comparsa nella nostra lingua nel 1651! lo sapevate già? proprio all’elastico pensavo in questi giorni come prossimo oggetto di cui avrei voluto parlarvi, scrivere.  trovo che l’elastico sia un tipico oggetto ‘imbroglione’. mi spiego meglio. l’elastico APPARENTEMENTE sembra pronto a tutto: si allarga, si allunga, si accorcia, si stringe, si piega su se stesso infinite volte (infinite? beh, dipende… diciamo finché non si rompe)… ma SOSTANZIALMENTE cosa è capace di fare? se ci pensate bene, l’unica cosa che davvero sa fare è chiudere, raccogliere, legare. io, almeno, di solito lo uso per chiudere quel che resta nel pacco dello zucchero dopo aver riempito la zucchereria oppure un sacchetto da 500 gr di pasta, dopo aver buttato la dose che mi occorre nell’acqua bollente… mia figlia tiene in camera sua un sacchetto pieno di elastici e elasticini per raccogliere e legare i capelli in code e codini più o meno probabili… e voi, come lo usate?

3 comments Febbraio 27, 2007

oggetto 6/?: la lancetta (d’orologio)

madonna come la odio! quel tic tac ansiogeno e frustrante… voglio dire cosa me ne frega di sentire che il tempo passa? lo so benissimo che passa e che non torna, ma che debba pure sentirlo con le mie orecchie è davvero troppo! eppure quanti di voi, ancora oggi, nell’era dell’orologio digitale e supersilente, tengono in casa orologi ingombrantissimi con due belle lancette pesanti che cantano a squarciagola ogni secondo? siete nati masochisti, per caso?
una volta ci sono cascata anch’io. durante una scombinata visita all’ikea, ho ceduto. ma son bastati pochi giorni e l’orologione con lancette blu, debitamente privato del suo maggior attributo (la malefica pila!),  è finito nel mobile sotto il lavello della cucina e lì ha trovato prima l’oblio e poi la morte per sfinimento. ecchecavolo! almeno mi son tolta una soddisfazione. da allora, inutile dirlo, nessun orologio con lancette ha più avuto a che fare con me.

Add comment Febbraio 23, 2007

oggetto 5/?: il tacco

tacco1.jpgil tacco la sa lunga… come si dice volgarmente? ma sì, certo, il tacco se la tira… d’altronde che altro potrebbe fare? la natura gli ha dato il privilegio di stare sempre un po’ sopra gli altri! e più alto è, più se la tira. secondo me quello che se la tira più di tutti è il tacco a spillo. sarà per questo che proprio non lo reggo. ai bei tempi, quando ancora potevo permettermi di calzare scarpe col tacco, la mia preferenza e la mia stima andavano ai tacchi forti, quelli che si vedono e si sentono, e alle zeppe. questi sì che mi tenevano ben piantata a terra e compensavano la mia innata tendenza a stare per aria, staccata dal reale. da ragazza portavo un paio di stivali, con tanto di tacco spesso e nero, che quando uscivo e camminavo mi sentivo forte e invincibile come il gatto della fiaba. a volte basta così poco per aumentare la propria autostima. e i tacchi in questo ci sanno fare parecchio. peccato che ora, per colpa di mezzo menisco in meno, sono costretta a muovermi rasoterra con tutta la pianta del piede. l’unica via di fuga (e di salvezza) che mi resta è volare sempre più in alto con la mente e con il cuore.

4 comments Febbraio 21, 2007

oggetto 4/?: il bottone

bottone.jpgnon ho mai voluto imparare ad attaccare i bottoni, non ne sono capace. non mi interessa. nemmeno metaforicamente parlando. attaccare bottoni è un atto fastidioso e noioso in qualsiasi senso si intenda, da qualunque angolatura lo si guardi.  eppure i bottoni,  di per sé, non c’entrano nulla. voglio dire, che colpa ne hanno loro? certo sarebbe meglio se cercassero di resistere al logorarsi e all’indebolirsi dei fili da cui dipendono e non si staccassero… ma anche in questo caso risulta difficile, e poco corretto, prendersela direttamente con loro.
poi un conto è il bottone classico, quello con i quattro buchini per far passare il filo, altro è quello dei bottoni moderni, quelli di metallo, automatici, senza fili. questi ultimi ti fanno credere, a prima vista, superficialmente, di essere dei bottoni emancipati, autonomi. bottoni che non hanno bisogno di stare attaccati a nessun filo per vivere. bottoni che nascono come una cosa unica con il tessuto a cui appartengono. poi un giorno, all’improvviso, succede che quei bottoni si staccano. e lì è un casino. eh sì, è proprio un casino, perché non si può fare come con i bottoni normali che li tieni da parte e appena hai un momento li porti da chi ci sa fare e in due minuti con l’ago e il filo del colore giusto rimedia alla caduta. No, il bottone automatico, quello moderno evoluto e senza fili, quando se ne va, ti lascia un buco. sì un buco nel tessuto e non c’è nulla da fare. almeno così mi ha detto una sarta che pareva sapere il fatto suo, l’altro giorno. ti devi tenere il buco…
e allora, in questo caso, mi tocca dar ragione alla tradizione, alla possibilità di rimediare delle cose semplici e senza grilli per la testa. mannaggia…!

1 comment Febbraio 21, 2007

oggetto 3/?: la bottiglia

bottiglia2.jpga me le bottiglie piacciono di più vuote. mi piacciono di più, vuote, perché  hanno più possibilità. a me le bottiglie piacciono quando non hanno nessuna etichetta. mi piacciono di più, senza etichetta, perché possono essere qualsiasi cosa e diventare sempre qualcosaltro. a me le bottiglie piacciono di più quando sono in vetro trasparente e hanno la pancia gonfia. mi piacciono di più, trasparenti e con il ventre prominente, perché trovo che siano più oneste e generose. una bottiglia nasce da un soffio, dall’alito dell’uomo. affascinante e leggendario come la creazione del primo uomo… una bottiglia è una vetrina portatile. e tutto quello che ci sta dentro deve per forza avere in sé una vena, anche minima, di esibizionismo. Olio, vino, aceto in vetrina…
le bottiglie, in fondo, sono un tipico esempio di oggetto senza vita, morto alla nascita, da collezionare come le monete e i francobolli…
chissà, se in casa avessi più spazio, magari cederei all’idea di collezionare bottiglie, chissà

1 comment Febbraio 20, 2007

oggetto 2/?: la cerniera

180px-cerniera_lampo_chiude.gifdefinizione ‘ufficiale (fonte: de mauro) : dispositivo metallico di collegamento fra due elementi rigidi, tale da consentirne l’articolazione
definizione mia : oggetto alienato, in profonda crisi di identità tanto da farsi chiamare in più modi diversi (cerniera, ma anche zip, lampo…). in crisi e per forza alienato. vorrei vedere voi andare sempre e solo avanti e indietro per un percorso corto e irreversibilmente identico a se stesso. mai un diversivo, mai una variazione sul tema, mai una deviazione, un imprevisto… niente di niente… tutto sempre, meticolosamente e ‘metallicamente’ monotono. poor cerniera… 

Add comment Febbraio 16, 2007

oggetti 1/?: il posacenere

pushdown_ashtray_euro.jpgmi hanno detto che sono troppo astratta. e siccome non sopporto le critiche, ho deciso di rispondere con un esercizio: (de) scrivo oggetti.  comincio dal posacenere, il primo che mi è venuto in mente. non chiedetemi perché. grazie. com’è fatto un posacenere? a dir la verità di posaceneri ce ne sono di ogni forma, anche le più improbabili (c’è perfino il posacenere a sacchetto! i miei coetanei dovrebbero ricordarselo: quello con la base pesante, tutta piena di palline tipo polistirolo. quante ore ho perso a giocarci da piccola…ma questa è un’altra storia). di ogni forma, dicevo, materiale, colore e grandezza. un mondo fatto e infinito. io vado matta per i posaceneri da terra anni ‘70 che ora sono diventati preziosi oggetti di modernariato. Avete capito quali? intendo quelli alti e magri che partono con un solido, molto elegante busto in acciaio o metallo simil-argento e terminano in una forma +/-  tondeggiante nera/rossa/arancio… che si apre e si chiude ogni volta che ci schiacci sopra un mozzicone. oltre alla forma, amo molto il rumore che fa quel posacenere. pare quasi che ti parli e esprima tutto il suo fastidio di esser nato posacenere. che vita fa un oggetto quando nasce posacenere? secondo me, abbastanza sfigata. voglio dire, un oggetto nasce per essere riempito di cenere fino al midollo, correre il rischio ogni minuto di trovarsi bruciacchiato in qualche sua parte e di impregnarsi di un odore che prima o poi si finisce con il non volergli più stare vicino… insomma un oggetto destinato all’emarginazione e al disprezzo. niente di che, no? 
e oggi, che vita fa? oltre a essere tutto quello che ho già detto, gli tocca pure starsene, impalato, al freddo e al gelo o sotto il solleone, ad aspettare che i fumatori più accaniti e indefessi, gli si avvicinino per accendere l’ennesima sigaretta e fumarsela tremando per la rigida temperatura o sudando a dismisura. eppure, forse proprio grazie alla legge sirchia, il posacenere ha finalmente la sua possibilità di riscatto: che finalmente diventi il pretesto fisico per stimolare la conversazione e la conoscenza fra perfetti estranei che  hanno in comune solo il malsano vizio? glielo auguro di cuore!

Add comment Febbraio 15, 2007

ore al vapore

vapo1.jpgebbene sì, purtroppo è successo. per fortuna è successo.
per fortuna… a natale mi hanno regalato una specie di aspirabriciole gigante (ma sempre portatile) di nome vaporella. a fine gennaio mi sono decisa, non senza qualche resistenza “anti-casalinghica”, a provarla. ho cominciato dalla stanza più bisognosa di igiene: il bagno. dire che sono rimasta stupefatta è dire poco, pochissimo. il bagno ha cambiato colore e si è acceso di una luce brillante e molto ben riflettente. da allora, come già ho detto e scritto ai più intimi, non sono più la stessa. da allora la mia vita è mutata senza tema di smentita. ogni sabato l’appuntamento fisso è con la vaporella per cambiare colore a tutte le stanze di casa, per far trasparire i vetri delle finestre e portare più luce in ogni angolo. sabato scorso, tutta vestita di rosso (rosso tuta, rosso da ginnastica domestica), con una bella fascia di spugna in testa per non sciupare il lavoro del parrucchiere, ho ceduto con gusto alla tentazione di pulire tutta la cucina, dentro e fuori. vedere lo sporco che si scoglie fra le fessure, nei meandri più nascosti, dentro la bocca del forno, negli spigoli di basi e pensili ikea mi fa sentire come se fossi in mezzo alla catarsi più profonda e rigenerante. un senso di liberazione che mai avrei creduto di provare affidandomi a una vaporella plasticosa da casalinga incallita e paranoica.
e invece è andata proprio così, mi sto lasciando andare alle smanie della pulizia più radicale, più evidente, più e basta. e la metamorfosi, probabilmente, è già in atto. adesso la vaporella è sempre a portata di mano, pronta a soddisfare la mia urgenza di fare ordine e chiarezza negli ambienti in cui vivo tutti i giorni, compresi quelli interiori che sono massimamente in preda al caos primordiale. Igiene fuori, leggerezza dentro. ecco cosa mi sta regalando la vaporella. un’autentica rivoluzione inattesa e necessaria…
auguro a tutti di trascorrere felici ore al vapore!

1 comment Febbraio 14, 2007


 

Novembre: 2009
L M M G V S D
« Mar    
 1
2345678
9101112131415
16171819202122
23242526272829
30  

Categorie

Blogroll