Posts filed under 'labirinti'
il muro non cade
“Signora, il muro non cade.”
“Ma allora… l’amministratore…?!”
“Signora, farò un preventivo. Ma il muro non cade.”
“Ma quindi… quando…? Chiam…”
“Signora, il muro non cade. Arrivederci.”
ok, ricevuto. aspetto che cada.
poi se ancora sono in condizioni, chiamo l’amministratore.
grazie, grazie di cuore.
Add comment Marzo 2, 2008
questioni di cuore. e di dorso
lo yoga è un’esperienza. un’esperienza che sorprende.
un’esperienza che sorprende piano piano, poco per volta.
lunedì, la consueta ora e mezza di immersione yoga era dedicata alla schiena, al dorso.
esercizi di tutti i tipi in un’altalena continua e meravigliosa di fatica e rilassamento.
ho problemi con la schiena. dolori antichi che via via si ripropongono nelle forme più varie, inattese e fantasiose.
e davanti a questi esercizi prendo esatta coscienza della durezza, dell’immobilismo di questa parte del mio corpo.
la nostra guida yoga mi spiega come fare per migliorare e iniziare a sciogliere il blocco fisico.
e poi, così all’improvviso, spiega che le posizioni che ci sta facendo fare aiutano la schiena e servono ad aprire il cuore. ZAC!
lo sapevo. lo sapevo che il mio dorso e la mia schiena sono rigide, quasi paralizzate, perché sono impegnate 24 ore su 24, 7 giorni su 7, come il più efficiente dei call center, a proteggere il cuore, a tenerlo chiuso, nascosto, lontanto dalle correnti e dai pericoli in circolazione.
lo yoga è un’esperienza. un’esperienza che sorprende. un’esperienza che sorprende piano piano, poco per volta.
1 comment Maggio 24, 2007
le mode di dire
la moda influenza anche il dire, il parlare.
la lingua è fatta di stili e tendenze. sarebbe interessante andare a cercare analogie fra la moda che si indossa e quella che si parla.
ogni tanto noto dei tic linguistici che trasversalmente passano dalle bocche di molti, se non di tutti.
dal politico attempato fino all’anonimo adolescente di periferia.
l’ultimo che mi è capitato di captare in questi giorno è “il sistema”, parola che va a rivangare un gergo tipico degli anni ‘60/’70, il gergo dei finti rivoluzionari italiani che hanno illuso sul cambiamento, prima di ricompattarsi nelle fila del conformismo più becero e meno onesto.
pare che questo modo di dire, ormai vuoto di ogni senso possibile, stia tornando a gran voce, riempiendo la bocca e i discorsi di chi non sa più cosa dire e come dirlo.
a questo punto, se la moda e le mode di dire portano al nulla, voto per l’acronimo o la parolina inglese manipolata in un italiano non più maccheronico, ma solo orgogliosamente ignorante.
Add comment Maggio 18, 2007
…
non ho titoli e, in questo periodo, anche poche parole. pochissime. è un periodo intenso. emozioni, attese, una sfilza di punti interrogativi… e la voglia di parola viene meno. prevale la voglia di vivere tutto, fino in fondo. la vita come una mela, come un uovo. piena pienissima senza spazio per nient’altro che non sia la vita. di buono, in questo, c’è anche che mi astengo dalla lettura dei giornali e sto alla larga dalle notizie. e la salute ci guadagna. alla prossima manciata di parole, mi rifarò viva.
Add comment Maggio 15, 2007
cerco un magritte dei ns gg
che dipinga per me un uomo con i pesci nelle orecchie e tanta acqua in bocca.
2 comments Aprile 21, 2007
testa alta e pancia in dentro
da ieri mi è scattato qualcosa dentro. una vocina ha parlato. e ha detto, semplicemente: testa alta e pancia in dentro. ha detto basta stare giù. basta subire e aspettare la prossima mazzata, ammazzando il tempo cercando di prevedere da quale parte arriverà. la vocina si è espressa. e qualcuno dentro di me (la pancia, forse?) l’ha ascoltata. quel qualcuno, secondo me, si era abbondantemente rotto le palle di giocare al totomazzate e regolarmente perdere. ogni tanto c’è anche bisogno di vincere. fosse anche solo una partitina a carte. la vocina ha detto, qualcuno l’ha ascoltata e qualcosa si è mosso. la testa e la pancia.
Add comment Aprile 19, 2007
un tubo pieno di nostalgia
già so cosa state per dire: a chi verrebbe in mente di associare la nostalgia a You Tube o, peggio, di sentir crescere il magone schiacciando play su video di annata? a me. sì proprio a me. che ci posso fare? e poi non si tratta di una nostalgia qualsiasi, da quattro soldi. no no, è proprio una nostalgia che fa come le radici degli alberi nell’asfalto. cresce, si stende fino a spaccare l’asfalto, a farlo esplodere. la nostalgia, il sentimento che, più diogni altro, sa di vecchio. l’unico che si può provare andando a grattare nel proprio passato, a ripescare parole, voci e facce di quando si era giovani e spensierati. e la reazione peggiore viene dal confronto con l’oggi. non tanto con quello che siamo (diventati) piuttosto con le parole, le voci e le facce che ci sono in giro oggi. le parole, le voci e le facce che usano un microfono e una telecamera per farsi vedere e sentire. oggi: il vuoto pneumatico che, unito a quello cerebrale, fa andare fuori di testa soprattutto chi è cresciuto in un contesto ricco di spunti e di suggerimenti di pensiero per niente banali….
quasi quasi invidio chi non ci capisce un tubo…
Add comment Aprile 18, 2007
succede. di notte.
ho sognato un uomo. non è esatto. ho sognato l’armadio di un uomo. anzi no. ho sognato due stand d’acciaio con appesi vestiti da uomo. ecco, così è più preciso. rende meglio l’idea del sogno che ho fatto. sulla stecca di ognuno dei due stand c’era attaccato un adesivo bianco. ognuno dei due adesivi riportava una scritta. sull’adesivo dello stand di sinistra stava scritto: vestiti del buon umore. sull’altro, a destra, vestiti per le giornate nere, o anche solo grigie. nel sogno, ho pensato che quell’uomo aveva le idee chiare. e mi è piaciuto subito, senza aver bisogno di guardarlo in faccia.
Add comment Aprile 12, 2007
la pasqua è finita
e anche questo secondo appuntamento coi riti se ne è andato. magnare si è magnato come l’italianità esige e tutto torna a scorrere.
Add comment Aprile 11, 2007
se sbaglio, vinco
è straordinario. scoprire, alla tenera età dei quasi ‘anta’, che se sbaglio vinco ha seriamente dello straordinario. allevata a suon di “se fai così sbagli - se non fai così fallisci – se non prendi uno straccio di laurea e non ti fai notare non sarai mai nessuno”, adesso mi trovo a scoprire tutto un filone di pensiero, per giunta molto ben argomentato e convincente, che sostiene l’importanza dell’errore, del fallimento, dell’insuccesso come prodromo (si, c’è scritto proprio così, prodromo!), come germe, embrione del successo, quello vero quello rispondente alla nostra natura, quella che appaga le corde più profonde del nostro essere. adesso faccio un respiro profondo, abbasso i trapezi e alzo il torace, come dolcemente insegna la mia musa yoga. non basta. resta il senso amaro della beffa e resiste. vorrei vedere voi alla soglia dei quaranta capire che fino adesso non ci si è capito nulla. non è quella che si dice una bella sensazione, non credete? ci lavorerò. anche perché, in fondo, è un pensiero confortante. mi fa guardare indietro con un sorriso a tutti gli errori-vittorie che ho scambiato, sbagliando (!!), per una sfilza infinita e imperterrita di sconfitte e mi porta a camminare in avanti a testa alta, sicura e felice di tutti gli sbagli che ancora farò, inevitabilmente. ma ora sarà diverso. sarà un errare consapevole e, se avrò culo, pure vincente. non male, no?
1 comment Aprile 3, 2007